Citazioni ... in versi!
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Re: Citazioni ... in versi!
Inauguro questo spazio sul nuovo forum con i versi del Poeta:
...Gran duol mi prese al cor quando lo 'ntesi,
però che gente di molto valore
conobbi che 'n quel limbo eran sospesi...
...Così andammo infino a la lumera,
parlando cose che 'l tacere è bello,
sì com'era 'l parlar colà dov'era...
...Io non posso ritrar di tutti a pieno,
però che sì mi caccia il lungo tema,
che molte volte al fatto il dir vien meno...
...per altra via mi mena il savio duca,
fuor de la queta, ne l'aura che trema.
E vegno in parte ove non è che luca.
e poi.... perchè la poesia è musica... la musica allo stato puro è poesia... e dalle note di questo brano eloquenti silenzi, pause, lentezza e velocità....
....Nel limbo di Ludovico Einaudi:
...Gran duol mi prese al cor quando lo 'ntesi,
però che gente di molto valore
conobbi che 'n quel limbo eran sospesi...
...Così andammo infino a la lumera,
parlando cose che 'l tacere è bello,
sì com'era 'l parlar colà dov'era...
...Io non posso ritrar di tutti a pieno,
però che sì mi caccia il lungo tema,
che molte volte al fatto il dir vien meno...
...per altra via mi mena il savio duca,
fuor de la queta, ne l'aura che trema.
E vegno in parte ove non è che luca.
e poi.... perchè la poesia è musica... la musica allo stato puro è poesia... e dalle note di questo brano eloquenti silenzi, pause, lentezza e velocità....
....Nel limbo di Ludovico Einaudi:
Ridiamo credito alle istituzioni, ridiamo valore alle religioni, ridiamo fiducia all'autorità. Sì, ridiamo!
Che bella...
Non abbandonarti
Non abbandonarti, tieniti stretto,
e vincerai.
Vedo che la notte se ne va:
coraggio, non aver paura.
Guarda, sul fronte dell’oriente
di tra l’intrico della foresta
si è levata la stella del mattino.
Coraggio, non aver paura.
Son figli della notte, che del buio battono le strade
la disperazione, la pigrizia, il dubbio:
sono fuori d’ogni certezza, non son figli
dell’aurora.
Corri, vieni fuori;
guarda, leva lo sguardo in alto,
il cielo si è fatto chiaro.
Coraggio, non aver più paura.
R. Tagore

Non abbandonarti, tieniti stretto,
e vincerai.
Vedo che la notte se ne va:
coraggio, non aver paura.
Guarda, sul fronte dell’oriente
di tra l’intrico della foresta
si è levata la stella del mattino.
Coraggio, non aver paura.
Son figli della notte, che del buio battono le strade
la disperazione, la pigrizia, il dubbio:
sono fuori d’ogni certezza, non son figli
dell’aurora.
Corri, vieni fuori;
guarda, leva lo sguardo in alto,
il cielo si è fatto chiaro.
Coraggio, non aver più paura.
R. Tagore
Nulla succede per caso...

Fily- Assiduo frequentatore

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Re: Citazioni ... in versi!
Non verremo alla meta ad uno ad uno…
Non verremo alla meta ad uno ad uno
ma a due a due. Se ci conosceremo
a due a due, non ci conosceremo
tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
un giorno rideranno
della leggenda nera dove un uomo
lacrima in solitudine.
P. Eluard

Non verremo alla meta ad uno ad uno
ma a due a due. Se ci conosceremo
a due a due, non ci conosceremo
tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
un giorno rideranno
della leggenda nera dove un uomo
lacrima in solitudine.
P. Eluard
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Fily- Assiduo frequentatore

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Re: Citazioni ... in versi!
Tu mi hai fatto conoscere
amici che non conoscevo
Tu mi hai fatto sedere
in case che non erano la mia
Chi mi era lontano
oggi è vicino
e lo straniero è divenuto mio fratello
R. Tagore (Rabíndranáth Thákhur)
amici che non conoscevo
Tu mi hai fatto sedere
in case che non erano la mia
Chi mi era lontano
oggi è vicino
e lo straniero è divenuto mio fratello
R. Tagore (Rabíndranáth Thákhur)
without music, life would be a mistake
F. Nietzche
F. Nietzche

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Re: Citazioni ... in versi!
Tristezza
Interrogo la tristezza e scopro
che non ha il dono della parola;
eppure, se potesse,
sono convinto che pronuncerebbe
una parola più dolce della gioia.
Kahlil Gibran

Interrogo la tristezza e scopro
che non ha il dono della parola;
eppure, se potesse,
sono convinto che pronuncerebbe
una parola più dolce della gioia.
Kahlil Gibran

La condivisione è conoscenza. La conoscenza è libertà.
Per i momenti di fitta nebbia esistenziale...
Preghiera
Oh Signore,
entra nella mia mente
perché non so più capire.
Rivolgi tu i miei occhi
che non sanno più vedere.
Apri i miei orecchi
perché possa sentire la tua voce.
Suggerisci tu le parole alla mia bocca
perché non so più cosa dire.
Entra nel mio cuore e aprilo...
Spalanca tutta la mia anima...
Apri i miei polmoni
perché possa respirare liberamente,
senza angoscia.
Illumina tu il mio cammino,
guida tu i miei passi
perché non so più dove andare.
Oh Signore,
entra nella mia mente
perché non so più capire.
Rivolgi tu i miei occhi
che non sanno più vedere.
Apri i miei orecchi
perché possa sentire la tua voce.
Suggerisci tu le parole alla mia bocca
perché non so più cosa dire.
Entra nel mio cuore e aprilo...
Spalanca tutta la mia anima...
Apri i miei polmoni
perché possa respirare liberamente,
senza angoscia.
Illumina tu il mio cammino,
guida tu i miei passi
perché non so più dove andare.
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Fily- Assiduo frequentatore

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La poesia del popolo
Non so se quello che voglio condividere con voi c'entra molto con questo spazio, ma penso di sì...
Si tratta di un ddùbbiu, u ddùbbiu è un enigma, è un detto che racchiude in sé un concetto, un fatto, una storia da scoprire mediante la decodificazione dell’enunciato stesso.
Fa parte della tradizione popolare del mio paese (non so se è presente anche altrove, in realtà...Tanuzzo di sicuro lo sa...
)
Prima mi vinìa patri
Prima mi vinìa patri;
ora mi veni fìgghiu,
lu fìgghiu chi-nnutricu
è spusu ri me matri.
(Prima mi veniva padre;
ora mi viene figlio,
il figlio che nutro
è sposo di mia madre.)
Indovinate voi o ve lo spiego io?
Dai... ve lo spiego...è quasi impossibile capire cosa vogliono dire...io, almeno non ci sono riuscita da sola...
Ma se qualcuno si vuole cimentare....non legga la spiegazione seguente...
La spiegazione di questo ddùbbiu è la seguente:
“Un tale era stato condannato a morte e nell’attesa dell’esecuzione della sentenza, era stato rinchiuso in cella con la porta e la finestra sprangate. Attraverso una fessura della stessa finestra, la figlia del condannato riusciva a porgere al padre il proprio seno e, perciò, a sostenerlo, a mantenerlo in vita col proprio latte.
Il giorno in cui doveva avvenire l’esecuzione, la ragazza propose ai giudici il suo ddùbbiu e ottenne la promessa che, nel caso in cui l’enigma non fosse stato risolto, suo padre sarebbe stato liberato.
Invano i giudici consultarono tutto i saggi della regione: u ddùbbiu non fu risolto; perciò la ragazza ottenne la liberazione del padre”.
PERCHE' NON SI SCRIVONO PIU' COSE COSI' BELLE E MAGICHE?
Forse è la magia del passato che le rende così belle...
Si tratta di un ddùbbiu, u ddùbbiu è un enigma, è un detto che racchiude in sé un concetto, un fatto, una storia da scoprire mediante la decodificazione dell’enunciato stesso.
Fa parte della tradizione popolare del mio paese (non so se è presente anche altrove, in realtà...Tanuzzo di sicuro lo sa...
Prima mi vinìa patri
Prima mi vinìa patri;
ora mi veni fìgghiu,
lu fìgghiu chi-nnutricu
è spusu ri me matri.
(Prima mi veniva padre;
ora mi viene figlio,
il figlio che nutro
è sposo di mia madre.)
Indovinate voi o ve lo spiego io?
Dai... ve lo spiego...è quasi impossibile capire cosa vogliono dire...io, almeno non ci sono riuscita da sola...
Ma se qualcuno si vuole cimentare....non legga la spiegazione seguente...
La spiegazione di questo ddùbbiu è la seguente:
“Un tale era stato condannato a morte e nell’attesa dell’esecuzione della sentenza, era stato rinchiuso in cella con la porta e la finestra sprangate. Attraverso una fessura della stessa finestra, la figlia del condannato riusciva a porgere al padre il proprio seno e, perciò, a sostenerlo, a mantenerlo in vita col proprio latte.
Il giorno in cui doveva avvenire l’esecuzione, la ragazza propose ai giudici il suo ddùbbiu e ottenne la promessa che, nel caso in cui l’enigma non fosse stato risolto, suo padre sarebbe stato liberato.
Invano i giudici consultarono tutto i saggi della regione: u ddùbbiu non fu risolto; perciò la ragazza ottenne la liberazione del padre”.
PERCHE' NON SI SCRIVONO PIU' COSE COSI' BELLE E MAGICHE?
Forse è la magia del passato che le rende così belle...
Nulla succede per caso...

Fily- Assiduo frequentatore

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Mario Rapisardi
Cari forummiani...
dopo giorni di silenzio riprendo a postare. Non vi parlerò, tuttavia, di vacanze, sole spiagge etc etc. Io ricomincio da una poesia.
D'altra parte penso di essere giunto alla consapevolezza che "odio l'estate", come cantava Bruno Martino negli anni '60...
... forse dipende da alcune circostanze degli anni recenti che esulano dalla nostra volontà (in effetti, non l'ho sempre odiata)...
fatto sta che il risultato è, più o meno, quello.
L'estate però ha dei meriti: ti lascia un mare di tempo libero! ("mare"... ci vorrebbe Freud adesso!)
Sto usando parte di quel tempo per leggere. Di recente ho trovato entusiasmo per la lettura delle opere di un poeta catanese di fine '800.
Confesso che non conoscevo Mario Rapisardi (se non per le parole del nostro vecchio prof di "aspetti storici ed epistemologici dell'italiano", il quale, tra mezza storia della mafia siciliana e la rassegna dell'acceso anticlericalismo letterario siciliano, ricorderete, trovò il tempo di raccontare del flirt tra Verga e la Fojanesi, moglie di Rapisardi). Certo i nomi di De Roberto e di Verga hanno contribuito a farlo passare in secondo piano; a torto però. Ho letto alcuni dei suoi scritti che mostrano la forza e la lucidità del vero intellettuale. Moralista e anticlericale, ha vissuto come "Vate".
Tra gli innumerevoli suoi scritti, riporto alcuni versi in dialetto. Penso siano un bel modo di presentarlo.
Lu fracassu, la centona,
acqua, ventu, lampi e trona
non mi levanu l’arrittu,
né lu sonnu e lu pitittu.
Ntra sti placidi sdirrupi
mi nni futtu di li lupi
pirchì iu, caru don Neddu,
non su’ sceccu e mancu agneddu.
Veru è ca sugnu sulu,
ca mi votunu lu culu
già l’amici e li parenti,
senza cori e senza denti.
Ma di amici cacazzari
iu non sacciu chi ni fari,
di parenti laparderi
mi ni fricu lu darreri.
Sulu anch’iddu è lu liuni,
l’armi soi su’ li scagghiuni,
li soi amici sunu l’ugna,
e mischinu cu ci ncugna!
Scherzi – Mario Rapisardi, Ottobre 1894
dopo giorni di silenzio riprendo a postare. Non vi parlerò, tuttavia, di vacanze, sole spiagge etc etc. Io ricomincio da una poesia.
D'altra parte penso di essere giunto alla consapevolezza che "odio l'estate", come cantava Bruno Martino negli anni '60...
... forse dipende da alcune circostanze degli anni recenti che esulano dalla nostra volontà (in effetti, non l'ho sempre odiata)...
fatto sta che il risultato è, più o meno, quello.
L'estate però ha dei meriti: ti lascia un mare di tempo libero! ("mare"... ci vorrebbe Freud adesso!)
Sto usando parte di quel tempo per leggere. Di recente ho trovato entusiasmo per la lettura delle opere di un poeta catanese di fine '800.
Confesso che non conoscevo Mario Rapisardi (se non per le parole del nostro vecchio prof di "aspetti storici ed epistemologici dell'italiano", il quale, tra mezza storia della mafia siciliana e la rassegna dell'acceso anticlericalismo letterario siciliano, ricorderete, trovò il tempo di raccontare del flirt tra Verga e la Fojanesi, moglie di Rapisardi). Certo i nomi di De Roberto e di Verga hanno contribuito a farlo passare in secondo piano; a torto però. Ho letto alcuni dei suoi scritti che mostrano la forza e la lucidità del vero intellettuale. Moralista e anticlericale, ha vissuto come "Vate".
Tra gli innumerevoli suoi scritti, riporto alcuni versi in dialetto. Penso siano un bel modo di presentarlo.
Lu fracassu, la centona,
acqua, ventu, lampi e trona
non mi levanu l’arrittu,
né lu sonnu e lu pitittu.
Ntra sti placidi sdirrupi
mi nni futtu di li lupi
pirchì iu, caru don Neddu,
non su’ sceccu e mancu agneddu.
Veru è ca sugnu sulu,
ca mi votunu lu culu
già l’amici e li parenti,
senza cori e senza denti.
Ma di amici cacazzari
iu non sacciu chi ni fari,
di parenti laparderi
mi ni fricu lu darreri.
Sulu anch’iddu è lu liuni,
l’armi soi su’ li scagghiuni,
li soi amici sunu l’ugna,
e mischinu cu ci ncugna!
Scherzi – Mario Rapisardi, Ottobre 1894
without music, life would be a mistake
F. Nietzche
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